Il Vestiario Popolare

04-11-12

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Usini nel XIX secolo

 

 

 

 

Le caratteristiche del vestiario tradizionale usinese non si discostano molto da quelle tipiche degli abbigliamenti tipici del­l'area logudorese del XIX secolo; Il "costume" di Usini era pressoché analogo a quello di Tissi, Uri, Ittiri, Ossi, Putifigari e Villanova Monteleone, e il suo uso decadde negli ultimi anni del secolo scorso. Successivamente venne completamente abbandonato, tanto che, oggi, se ne conserva un tenue ricordo solamente grazie all'esistenza di preziosi capi originali gelosamente conservati dalle famiglie usinesi e per merito di utili testimonianze riportate in diversi scritti e in alcune illustrazioni dell'800.

Un importante contributo alla ricostruzione dell'abbigliamento tradizionale usinese fu dato in occasione della mostra sul Vestiario Popolare di Usini (1825 - 1900), allestita nel settembre 1987 nella chiesa di Santa Croce a Usini, e riportata interamente nelle sale del museo Sanna di Sassari, in occasione della Settimana nazionale per i beni culturali, nel dicembre dello stesso anno.

In quella duplice esposizione etnografica vennero posti alla visione del pubblico diversi esemplari di costume di Usini della seconda metà dell'ottocento, i quali vennero raccolti e restaurati grazie al contributo di singole persone sensibili all'argomento. Il tutto fu organizzato dal Gruppo Culturale Usinese che si avvalse dell'insostituibile apporto tecnico dei responsabili della sezione etnografica della Soprintendenza Archeologica di Sassari: G.Mario Demartis Marisa Maura.

Il risultato di quell'appassionato lavoro fu la corretta ricostruzione, condotta su basi scientifiche, delle diverse varietà di vestiario popolare in uso nella Usini del secolo scorso. Come complemento all'esposizione di Usini, venne anche divulgato un opuscolo contenente le notizie necessarie al corretto "escursus" della mostra e dal quale vogliamo riprendere alcune pagine scritte dal dott. Demartis.

 

IL VESTIARIO DI USINI
Documenti figurati (1825 - 1841)

 

In assenza di estese fonti letterarie, quattro illustrazioni ot­tocentesche dovute all Arui, al Cominotti, al Pittaluga e a Baldassarre Luciano, hanno particolare importanza perché testimoniano lo stadio evolutivo del vestiario femminile usinese nella prima metà del 1800.

Molto interessanti sono soprattutto i due acquerelli, ascrivibili al 1825 circa, dipinti dal Cominotti e dall’ Arui, ricchi di particolari ed eseguiti presumibilmente dal vero, mentre le stampe del Pittaluga e del Luciano (1828 - 1841) sono meno affidabili, soprattutto per quanto riguarda la fedeltà dei colori. Dall'insieme di queste figurazioni, comunque, pur con la prudenza necessaria quando si traggono conclusioni da stampe antiche, si può proporre un breve quadro dell'abbigliamento femminile usinese nella prima metà del secolo scorso.

Le immagini ottocentesche mostrano un momento più antico di quello in cui si inseriscono gli indumenti pervenutici, ma si osserva già l'esteso uso di tessuti di manifattura peninsulare. Rispetto a quanto si può desumere dai capi originali raccolti e dalle testimonian­ze orali, riferibili al 1890 - 1900, la foggia di gala rappresentata dal Cominotti e dall Arui, testimonia l'uso di una cuffla o reticella che conteneva i capelli, di un tipo di gonna appena increspata ornata alla base di triangoli celesti e di un busto molto attillato indossato con le punte anteriori fuori della sottana e del grembiule. Vengono raffigurate semplici scarpe nere o marrone scuro, con punta arrotondata e tacco bassissimo. Interessanti i gioielli: un notevole numero d'anelli alle dita, bottoni sferici d'oro o d'argento sulla camicia e alle maniche del giubbetto, collane di corallo e di pasta vitrea  .Le iconografie dell'abbigliamento quotidiano sono particolarmente preziose in quanto non sono stati conservati capi originali e si hanno poche e vaghe testimonianze orali. Le donne dipinte dall Arui, dal Pittaluga e dal Luciano si pre­sentano a munnedda cuguddada, col lembo posteriore della so­pragonna rovesciato sul capo. La sottana superiore è rossa con stretta balza azzurra, l'inferiore è azzurra con banda rossa; il bustino, stranamente privo di bretelle, è verde: la camicia, molto scollata, è chiusa da piccoli gemelli d'oro ed è indossata con le maniche piegate che lasciano liberi gli avambracci; la testa è avvolta da un telo bianco legato sotto il mento. Notevoli le scarpe «settecentesche> con fibbia rettangolare argentata.

IL BUSTO, s'imbustu, si indossava sopra la camicia, sotto il giubbetto. Questo capo presenta una struttura rigida ottenuta con stecche di palma nana e bacchette metalliche contenute entro una fodera di tela bianca, cui sono assicurate mediante fitte cuciture. Il busto usinese, come quelli dei centri vicini, è costituito da due parti simmetriche, unite in corrispondenza della schiena da una fitta allacciatura di nastri di seta o lana rossa o verde ed inferiormente ha sempre degli spacchi che consentono di adattare l'indumento alla vita, sostenendo la gonna. All'esterno si ha un rivestimento di pesante broccato a motivi floreali multicolori con sfondo nero, giallo, blu, verde o bianco, assicurato al supporto mediante una serie di strette ti-inette a fiorellini che lo attraversano verticalmente. Un lungo nastro di seta o lana, su frisu, quasi sempre rosso o rosa, chiudeva il busto sul davanti, passando entro due serie di occhielli rotondi.

 

IL GIUBBETTO, su corittu, pervenuto esclusivamente in esem­plari festivi, era realizzato in velluto nero o rosso o granato. È una sorta di corto bolero che lascia scoperto il petto ed ha lunghe e strette maniche con un'apertura che va dal gomito al polso e due piccoli squarti all’incavo del gomito da cui iuoriusciva la camicia. Agli avambracci si ha una serie di dieci asole eseguite infilo di seta colorata per la bottoniera e tutte le cuciture sono mascherate da cordoncini di ciniglia, da trinette dorate o da fiori ricamati con fili di seta. In due esemplari certamente collocabili nella prima metà del 1800 si osservano interessanti ricami multicolori con gli schemi simbolici dell'albero della vita e degli uccelli affrontati. Quel che distingue il giubbetto usinese da analoghi capi usati nel circondario, comunque, è una sorta di colletto a smerli, applicato lungo lo scollo e sulle falde.

 LA GONNA, sa munnedda, negli esemplari festiví si presenta in due principali varianti, una in panno rosso, forse esclusiva delle ricche, e l'altra in panno nero. La prima sempre fittamente pieghetta­ta nella parte posteriore e semplicemente increspata sul davanti, era ornata in basso da tre o quattro ordini di nastri tirolesi, sa fitta, o trinette a fondo chiaro con motivi florealí o galloni dorati e argentati che campivano uno spazio non più alto di 20 cm. La gonna nera, di evidente gusto signorile, non di rado semplicemente increspata alla vita, presenta alla balza semplici applicazioni di trinette o passamanerie nere. Per l'uso quotidiano si ha notizia di una non meglio definibile gonna d'orbace o di gonne di stoffa nera a fiori.

IL GREMBIALE, su pannellu, sempre presente sia nell'abbiglia­mento festivo che giornaliero, aveva forma trapezoidale, era quasi lungo come la gonna ed in alto veniva increspato o plissato o fermato «a nido d'ape>. Per le occasioni cerimoniali veniva confezionato con tessuti pregiati, per lo più sete operate viola, senape e nere, ma anche in tulle bianco ricamato mentre quelli da lavoro erano di stoffe scure, facilmente lavabili. A conclusione di questo breve e sintetico quadro del vestiario femminile di Usini, occorre segnalare la presenza di alcune varianti dei capi più tradizionali come le camicie colorate indossate senza il busto e su dossetto, un giubbetto chiuso sul petto che arrivava alla vita, entrambi di gusto cittadino.

VESTIARIO MASCHILE (1850 - 1900)

Il vestiario maschile tradizionale a Usini venne abbandonato negli anni attorno al 1900 e non ha lasciato molte tracce. Sono rari soprattutto i capi originali giunti sino a noi perché gli abiti maschili venivano usati nella vita quotidiana sino alla quasi totale distruzione o accompagnavano i proprietari nella sepoltura. Si è in possesso, comunque, di testimonianze sufficienti per individuare due fasi evolutive, una più antica che prevedeva l'uso delle ragas d'orbace e 1'altra più recente, in cui vennero introdotti calzoni d'orbace nero. Con il «costume più antico si indossava un giubbetto, su cosso, in panno o velluto nei toni del rosso o del nero e, oltre alle ragas, calzoni bianchi con ghette nere.

Queste avevano spesso un'apertura laterale chiusa da bottoni rivestiti di tessuto rosso. In seguito si ebbe l'introduzione di una sorta di gilet privo di maniche, in panno nero, chiuso a doppio petto mediante due file di bottoncini neri. Con entrambe le fogge si indossava sovente su cappottinu, giacca di f ne orbace nero, con cappuccio, tasche a fessura e risvolti rivestiti di velluto nero impunturato.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 17-11-07