Usini nel XIX secolo

04-11-12

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Usini nel XIX secolo

 

 

USINI, villaggio della Sardegna nella provincia di Sassari, capoluogo di mandamento sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione dell’anzidetta città, compreso già nell’antico dipartimento o curatoria di Coros del regno torritano. La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 39' 50" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 35'. Trovasi in un seno tra due colline poco elevate per le quali è alquanto riparato da’ venti, che soffiano in tutto l’arco tra ponente-maestro, libeccio, ostro, sirocco, sirocco-levante, sì che resta aperto agli altri, che vengono dalla parte del settentrione. La parte più elevata che sorge contro libeccio dicesi Pala Cariaia. Per questa minor ventilazione e per la riflessione dei raggi dalle vicine pendici il calore è assai sentito nella estate, e per la detta esposizione il freddo nell’inverno. Il suolo dell’abitato è umido nelle stagioni piovose, stando le case dove da ogni parte viene già l’umore delle pendici: ma poi è molto meno che se fosse in piano orizzontale. Vi si forma però e vi si arresta la nebbia. Le pioggie non sono molto frequenti, rarissimi i temporali che danneggino i seminati e le altre coltivazioni; rara pure la neve, ma in certe invernate vi cade in copia e vi si ferma per molti giorni. L’aria non può dirsi salubre, e vi si prendono le febbri, se non si abbiano le necessarie precauzioni, che comanda la igiene. Il detto seno è amenissimo per la vegetazione che appare d’intorno nelle vigne, ne’ verzieri, negli orti, e la prospettiva che si apre riguardando dal paese è molto bella e deliziosa.

Territorio. È abbastanza ampio, in gran parte montuoso, ma con eminenze poco notevoli e piccole valli, dove si può esercitare facilmente l’agricoltura. La roccia è generalmente calcarea. Le fonti sono in numero assai scarso e l’unica fonte di cui deve servirsi la popolazione dà acque molto gravi allo stomaco. Il territorio trovasi chiuso dal fiume Màscari alla parte di tramontana, ed al meriggio e ponente dal fiume torritano, detto Riu-mannu. Pel primo è diviso da quel di Sassari, pel secondo dalle terre di Uri e di Itiri. Mancano nel territorio i grandi vegetabili di selva, o sono rarissimi gli individui che in qualche punto si mostrano. Il lentisco è comunemente la specie che fa le macchie. Presso il paese sono de’ pioppi, i quali servono per travi ai tetti delle case. Per provvedersi di legna pel focolare vanno in territorio altrui, in quello di Uri o di Sassari. Il selvaggiume si riduce alle volpi, lepri e martore, perchè di rado vi entrano i cinghiali, dalle vicine regioni meno culte. La caccia però delle pernici e di altre specie gentili, nella stagione propria sarebbe copiosa se i cacciatori fossero molti.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si numerarono in Usini anime 1472, distribuite in famiglie 396 ed in case 372. Quel totale si distingueva in uno ed altro sesso secondo le varie età nel modo seguente, numerandosi sotto gli anni 5, maschi 83, femmine 61; sotto i 10, mas. 103, fem. 112; sotto i 20, mas. 145, fem. 154; sotto i 30, mas. 113, fem. 120; sotto i 40, mas. 121, fem. 118; sotto i 50, mas. 82, fem. 75; sotto i 60, mas. 57, fem 64; sotto i 70, mas. 16, fem. 11; sotto gli 80, mas. 10, fem. 12; sotto i 90, mas. 7, fem. 8.

Distinguevasi poi secondo la condizione domestica il totale de’ maschi 737, in scapoli 479, ammogliati 271, vedovi 27; il totale delle femmine 735, in zitelle 380, maritate 265, vedove 90. Il movimento della popolazione rappresentavasi dalle medie seguenti, nascite 55, morti 27, matrimoni 12. Sono gli usinesi molto laboriosi, seri, poco loquaci, pacifici e non facili ad essere svolti dal loro proposito. Essi ed i tissesi non comparvero nella insurrezione de’ villaggi contro i feudatari, non intervennero all’assedio di Sassari, ed i rivoluzionari predicarono ai sordi. Sono generalmente di costituzione robusta, e conservano la sanità assai ferma, se escano dai pericoli della prima età, che sono molti. Le malattie predominanti sono le pleuritidi, la tisi, le ostruzioni e reumatismi cronici, e credesi ciò nasca dacchè andando a vendere in Sassari le loro derrate devono guadare il fiume. Un ponte di legno comune con Tissi li salverebbe da molti incomodi di salute. Attendono alla salute un medico, due chirurghi e due flebotomi. Mancano le levatrici. La principal professione è l’agricoltura, alla quale sono studiosamente applicati. Una trentina di persone attende ai mestieri necessari e quaranta circa sono applicate alla pastorizia. Le donne lavorano al telajo per provveder la famiglia di panni e tele. I possidenti non sono meno di 315. Si annoveravano nel tempo scorso 4 notai. La scuola elementare vi è aperta, ma giova poco. Nel paese sono circa 30 persone che san leggere e scrivere; ma i più hanno imparato ne’ collegi.


Agricoltura. Il terreno chiuso per vigne, orti e piccoli campi, si può computare di circa 500 giornate; l’aperto per la seminagione ha giornate 2275 incirca, e quello per il pascolo altrettante. Tutti i terreni aperti erano demaniali. I terreni hanno molta idoneità pei cereali, ed in alcuni siti sono di una rara fecondità. La quantità solita della seminagione è di starelli 1750 di grano, 450 d’orzo, 100 di fave, 100 di legumi. La produzione comune è del 10 pel grano, del 14 per l’orzo, del 16 per le fave. Di lino si seminano circa 90 starelli. L’orticoltura occuperà circa 60 giornate, e si coltivano molte specie, il prodotto delle quali si porta in Sassari. Gli alberi fruttiferi sono di molte specie ed in numero notabile. Una parte del prodotto vendesi nell’anzidetta città. La vigna prospera e produce molto nella vindemmia. Le uve sono di molte varietà. Il vino però è di mediocre bontà per causa della manipolazione non bene ragionata.
Pastorizia. I pascoli sono in certe stagioni abbondantissimi, in altre scarseggiano, sebbene sieno molti tratti, dove si potrebbero formar de’ prati facendo servire per l’inaffiamento l’acqua inutile de’ due fiumi, che abbiamo notati, ed alcuni siti, quelli che volgarmente appellano Benas od Enas (Vene), terreni acquitrinosi, dove l’umidità nutrisce la vegetazione, pur quando pe’ calori estivi essa è spenta nelle altre parti. Si hanno alcuni armenti di cavalle con capi 250 in circa, e greggie di capre e di pecore, le prime in numero di 600, le altre di 2300.
I formaggi sono di mediocre bontà. Il bestiame di servigio consiste in buoi 340, cavalli e cavalle per basto e sella 65, giumenti 200. L’apicoltura è del tutto negletta.

Religione. Questo popolo è contenuto nella diocesi di Sassari, ed è servito nelle cose spirituali da un paroco, che ha il titolo di rettore, ed è assistito da altri due sacerdoti. La chiesa parrocchiale, di costruzione recente, è dedicata alla N. D. intitolata de sa Ena frisca, varrebbe quasi dell’acquitrino verde. Nel confine dell’abitato vedesi l’antica chiesa parrocchiale, la quale ora serve per camposanto. Nella campagna alla parte di ponente-maestro a distanza di miglia 3 1/2 prossimamente alla confluenza del rio d’Uri e di quello di Mascari col fiume torritano sorge l’antichissima chiesa di s. Georgio, la quale diede il titolo alla baronia. La festa del santo si faceva a spese del feudatario per cura del fattor baronale, il quale seguito dalle cavallerie di Tissi ed Usini, che componevano il feudo, portavasi alla detta chiesa per gli offici del vespro e pe’ mattutini in mezzo a gran concorso di popolo de’ due paesi e delle regioni vicine. Cessata la giurisdizione del barone per l’abolizione del sistema feudale, la cavalleria armata cessò di andare, ma continuò il solito concorso de’ divoti e di quelli che vogliono fare una partita di ricreazione.


Antichità. Non mancano in questo territorio i nuraghi, ma noi non possiamo proporne nè il numero, nè i nomi.


Antico feudo. Usini col comune di Tissi formavano, come abbiamo accennato, la contea di s. Georgio. Il feudatario era padrone di tutte le terre aperte; le affittava tutti gli anni, e in un dato giorno concorrevano tutti i vassalli alla casa del fattor baronale, il quale ripartiva fra’ medesimi le terre, obbligandoli ad un moderato canone da pagarsi in granaglie nel tempo del ricolto. Ma diremo più distintamente. Il feudo era misto ed aveva i seguenti diritti:
Su feu (il feudo). Per questo ogni ammogliato dovea pagar una lira. I nubili, che erano capi di casa, e come tali partecipavano delle terre, erano obbligati alla sola metà (ss. 10).
Su puddu (il pollo). A questo titolo ogni agricoltore era obbligato a ss. 5 (ital. 10 in circa), o ad offrire una gallina.
Prato
. Pel prato pubblico (pascolo comune del bestiame manso) si doveano ss. sardi 9, den. 8.
Terratico. Per questo diritto pagavasi in natura ed in ragione della capacità e feracità del terreno.
Salto
. Per cadaun salto (distretto territoriale) dovean dare gli agricoltori lire sarde 1, ss. 5. Dritto del vino. Per ogni carica di vino ss. 1. Deghino. Per ogni segno di bestiame (greggia od armento dello stesso marchio) sceglieva il feudatario due capi, un altro capo il delegato di giustizia, ed una saccaja lo scrivano.
Comandamento domenicale. Ogni vassallo dovea trasportare un rasiere di grano (un sacco o star. 3 1/2) al luogo, che indicasse il feudatario. I pesi che portava il feudatario consistevano nel terzo degli alimenti agli spuri, negli alimenti medicinali ai poveri carcerati. Per l’amministrazione della giustizia corrispondeva rasieri 8 di grano al delegato, rasieri 5 allo scrivano, che fatta la comune ammontavano a lire sarde 162, ss. 10. L’annuo reddito feudale di questa contea si calcolava a lire sarde 7500, e tenevasi sempre in economia.

 

Ecco come, intorno alla metà dell'ottocento, il villaggio di Usini si presentava agli occhi di padre Vittorio Angius

        Album fotografico di Usini - foto d'epoca -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 19-11-07