Le Chiese

04-11-12

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LE CHIESE

 

 

Nel precedente capitolo abbiamo visto che nei documenti dei condaghi vengono menzionate alcune chiese riferibili a Usini. Più precisamente, nel CSPS sono citate le chiese di San Giovanni, Santa Maria, San Giorgio di Oleastreto, San Pietro e forse Santa Caterina; nel CSNT è ricordata la chiesa di San Pietro di Usune. Includiamo pure tra le chiese usinesi quella di Santa Maria di Mascar citata dal CSPS e, per ultima, quella di Sant'Andrea
Tre sono le chiese più antiche ancora esistenti tra l'abitato e l'agro di Usini: Santa Maria del cimitero (odierna Santa Croce), San Giovanni Battista, San Giorgio di Oleastreto.
Altri tre edifici religiosi possono ritenersi ormai scomparsi: San Pietro, Santa Maria di Mascar, Sant'Andrea.
Un'altra chiesa è di incerta localizzazione, trattandosi non di una struttura costruita in elevazione, bensì di un luogo di culto rupestre e, quindi, ricavato all'interno di una grotta e aperto al culto di Santa Caterina.
Un'ultima chiesa, però di costruzione recente, è l'attuale pievania, sorta sotto l'invocazione della Madonna di S Ena Frisca e aperta al culto nel 1825.
Le più antiche chiese usinesi sorsero probabilmente sotto la spinta dei monaci benedettini, giunti in Sardegna nell'XI secolo su invito dei giudici sardi.
Furono per molto tempo affiliate alla diocesi turritana.
Si conoscono i nomi di alcuni religiosi del XII secolo: "supreiteru dessa villa donnu Convita Pinna" (doc. n. 418 CSPS), "supreiteru de scu. Petru d'Usune donnu Furatu Cathari" (doc. n. 423 ,CSPS), "donnu Dorgotori de Caruia preuiteru d'Usune" (doc. n. 435 CSPS), "prebiteru Derricor d'Usune" (doc. n. 123 CSPS".
Si conoscono le decime e i censi che la chiesa di Usini,
unitamente alle altre della diocesi di Torres, versava negli anni 1341, 1342 e 1347 al Capitolo turritano:

Anno 1341

"Anno 1341 dieXVIII mensis maii poncium... ad rectores de Geriti, de Scala, de Usane et de Lequilo ac S. Donatí pro portandis litteris publicatis illorum qui erant excommunicati in diocesi tum tana tradidi sibi Sol. V.
Item anno, indictione et pontificatu quibus supra die XXV mensis iunii habui et recepi a Domino Benedicto Vicini rectore ecclesie de Usune turritane diocesis pro particulari solucione dictarum decimarum Alfonsinorum Minutorum Lib. III. "

Anno 1342

"ItemannoXL1I, indictioneX, pontificatus Domini Clementis Pape VI anno primo die XXVIII mensis septembris habui et recepi pro solucione dictarum decimarum Benedicto Viani rectore de Usini turritane diocesis Alfonsinorum Lib. XV. "

Anno 1347

"Item die XVIII februarii pro ecclesia de Osune dicite diocesis Lib. Decem.
Item die I77 augusti a Domino Guillelmo Pontic rectore de Osune turritane diocesis Lib. Quinque. "

Nell'anno 1355 la chiesa di Usini versava al Capitolo turritano un censo di 8 Alfonsini Minuti. In quel tempo il rettore della chiesa era Pietro Saturnino.

É nostro intento riportare alla memoria le vicende che segnarono la storia delle chiese usinesi, non tralasciando alcuna delle notizie che ne hanno permesso l'identificazione e l'attribuzione all'attuale territorio comunale.



CHIESA RUPESTRE DI SANTA CATERINA


Si tratta probabilmente del luogo di culto più antico relativo al territorio di Usini. La chiesa è rupestre, quindi ricavata nella roccia o all'interno di una grotta.
La localizzazione del sito religioso è purtroppo ancora incerta perché numerose sono le caverne esistenti in regione Santa Caterina, e nessuna di queste presenta nel suo interno tracce o altri indizi che ne possano assicurare l'attribuzione.
Nell'agosto del 1986, con il proposito di localizzare la chiesa, il Gruppo Culturale Usinese decise di avviare una puntigliosa esplorazione del territorio compreso tra le regioni di Tanarighes e Santa Caterina. L'indagine sul terreno non permise il rinvenimento di resti di strutture murarie o altro, che potessero in qualche modo definirsi ruderi di un qualsiasi edificio subaereo, per cui, la ricerca fu indirizzata verso le numerose grotte che si addentrano nell'ampio costone di roccia posto sulla riva destra del riu Mannu. Almeno due grotte visitate, per la loro ampiezza e posizione geografica, avrebbero potuto ospitare il culto di Santa Caterina, ma in nessuna di esse furono rinvenute tracce idonee o altri resti che potessero definirsi validi elementi di prova.
Dalla chiesa rupestre di Santa Caterina, comunque segnalata dalla Soprintendenza Archeologica di Sassari, proverrebbe una statuetta acefala in pietra, raffigurante un frate francescano, la quale, insieme ad altri oggetti ed arredi sacri provenienti dalla stessa zona e dei quali si è persa ogni traccia, documenta inequivocabilmente l'esistenza di un antico culto, forse bizantino, in quella regione4.
Raccontano i vecchi contadini di Usini che nelle terre di Santa Caterina, nella zona compresa tra il pozzo di Tomestighes  e S'Iscala 'e Sa Figu, esisteva una profonda grotta il cui ingresso era segnato dalla presenza di due statue aventi sembianze animalesche e nel cui interno si poteva intravedere un grande altare di pietra e un certo numero di nicchie scavate nella roccia viva.
Il discorso sulla localizzazione della chiesa rupestre di Santa Caterina rimane ancora aperto.

 

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA


La chiesa di San Giovanni è ricordata nel già citato documento del XII secolo contenuto nel CSPS.
Si tratta del foglio distinto dal numero due, nel quale si legge la cronaca di una lite (Kertu) accesasi tra Massimilla, badessa del convento di San Pietro di Silki, e l'arcivescovo di Torres Athu, per il possesso della chiesa di San Giovanni di Usune.
In particolare, Massimilla rivendicava la proprietà della suddetta chiesa perché questa, tempo prima, era stata donata alle monache di Silki dal giudice Mariano, unitamente alle chiese di Santa Maria e di Santa Caterina.
É questo un documento che lascia spazio ad alcune considerazioni. In primo luogo è evidente che la citazione, fatta da Massimilla, del giudice Mariano ci riporta indietro nel tempo e, precisamente, tra il 1703 e il 1113, tanto è durato il regno di Mariano I di Torres, figlio di Barisone I. Ciò presuppone una più alta antichità della. chiesetta di San Giovanni Battista, la cui edificazione devesi attribuire forse all'XI secolo, oppure, collocarsi tra gli anni che seguirono il 1073 e quelli che precedettero il 1113, o, in ultima ipotesi, al 1113, anno nel quale a Mariano I succedette alla guida del giudicato di Torres il figlio Costantino.
Resta ancora da stabilire, e qui dipende dall'interpretazione che viene fatta del documento, se anche le chiese di Santa Maria e Santa Caterina, citate da Massimilla, siano da riferire a Usini. Nella prima potrebbe riconoscersi l'attuale chiesa di Santa Croce, già invocata alla Madonna di S'Ena Frisca; l'altra potrebbe invece identificarsi, ma è meno probabile, con la chiesa rupestre di Santa Caterina.
Vista l'importanza dei contenuti del documento in questione, decidiamo di riportarlo integralmente in queste pagine, rispettando la stesura originale in sardo antico:

"Kertu pro sanctu Johanne de Usune"

Ego appatissa Massimilla. Kertait mecu s'arkipiscopu de Turres, donnu Athu, sa die de sinotu in Turres, in corona de iudike Gunnari e dessos píscopos, plakendeli ad isse, ass'arkipiscopu, e dandelila sa corona pro sua a iudike et assos píscopos ki ui furun pro faker nos iustithia a mimi et ad isse. Naraítimi: "eccola s'apatissa, naret progitteu li 1u leat a scu. Gauiniu a scu. Juuanne d'Usune ki est pecuiare de scu. Gauiniu?" Et ego naraili ca sanctu Juanne et sancta Maria et sancta Caterina ecclesias de rennu furun, et iudike Mariane las deit assu munasteriu nostru cando vi deit totu sateru cantu vi deit... Maria Venasca. Judikarun assarkipiscopu a battuker testimonios... sanctu Gavinu inco Kertait testimonios non poteit batuker, derumuli assu pbru meu pbr Ithocor de frauile cum... a binki ca sanctu Juanne dusune non... de sanctu Gavinu inco mi Kertait sarkipiscopu... "


Nei secoli successivi la chiesa di San Giovanni di Usune venne annessa come filiale alla basilica di San Gavino di Torres. Gradualmente, col passare degli anni cadde in disuso. Nel 1826 il pievano di Usini Francesco Solinas ne lamentò le condizioni precarie del tetto. Nel 1882 il consiglio municipale di Usini ne decretò il rifacimento del portone d'ingresso.
Verso la metà di questo secolo un violento temporale ne fece crollare la copertura e la parte dell'abside.
I ruderi della chiesa di San Giovanni sono ormai dimenticati, tanto che i più non ne conoscono neppure l'esistenza. É visibile ancora la facciata, alla quale è stato murato l'ingresso, nella parte bassa del rione usinese di Corrau.

 

CHIESA DI SANTA MARIA DEL CIMITERO O DI SANTA CROCE


É l'attuale chiesa di Santa Croce, sorta in origine sotto l'invocazione di Santa moria de S Ena Frisca.
Situata nell'immediata periferia del paese, sul ciglio destro della strada provinciale per Sassari, è un monumento in stile romanico-pisano, con evidenti segni di rimaneggiamenti avutisi in diverse fasi costruttive. Antichissima è la costruzione del suo corpo originario che pensiamo si debba far risalire all'XI secolo.
Si tratta, forse, della stessa chiesa di Santa Maria citata dal documento n. 2 del CSPS, il cui possesso fu rivendicato "in corona de iudike Gunnari" dalle monache di San Pietro di Silki. Se così fosse, la data della sua edificazione sarebbe, come per la chiesa di San Giovanni, antecedente o contemporanea al 1113.
Tra le carte del XII secolo il CSPS riporta altre notizie riferibili alla chiesa di Santa Maria di Usini. Si hanno, infatti, varie testimonianze di donazioni di beni immobili eseguite da personaggi usinesi del tempo, in favore della nostra chiesa.
Rispettando la lingua della stesura originale, riportiamo integralmente i documenti in questione distinti dai numeri 418, 419, 431, 435 e 436:


418

"Ego abatissa Tedora qui pomo in condake sa terra qui poserunt a sca. Maria d'Usune pross'anima sua Granuciu Catha: deit sa terra dessu Muteclariu, et est termen d'ecusta terra ossa dessu ispitale, et termen adsa de padules, et termen ad sa dessos de Mortis, dessu planu dess'ariola.
Testes, su pruiteru dessa uilla donnu Convita Pinna, et Convita de Campu de Serra, et Convita de Thori. Testes ".

419

"Posit Convita de Mortis, pross'anima sua, ad sca. Maria d'Usure dessa terra sua de monticlu de Dominike su latus.
Testes, Convita de Campu, et Granuciu Catha, et Convita de Serra Pirastru. Testes".

431

"Posit donnu Ithoccor de Thori ad sca. Maria d'Usune et ad scu. Petru parte d'unufiiu dessu saltu de Campos, et dessu saltu d Arae. Testes, su preuiteru Derricchor qui li deit penitenthia, et Janne Casula, et Simione sufrate, et Gunnari de Thori. Testes".


435

"Posit ad sca. Maria d'Usune donna Jorgia de Gitil pross'anima sua de IIJ. partes una qui auiat in su saltu de Nussu.
Testes, donnu Comita de Campu Tiria, et donnu Dorgotori de Caruia preuiteru d'Usune, quifuit in sa penitenthia, et donnu Comita Caprinu. Testes ".


436

"PositMarcusa Uardane ad sca. Maria d'Usune pross'anima sua, et in uita et apus morte, sa parte canta l'intrauat in su saltu deNussu. Venit termen: uia Turresa dessa funtana dessa ficu, et termen assu uadu de pithu altu, falat toctuue riuu ad s'ilike de termen de Patru, collat toctune valle de iugu iunctu, lassandesi ad manca su uigna de scu. Petru, collat toctue uia ad sa iscala berbekile de Riuorarza, baricat toctue s'atha et torrat ad sa uia maiore.
Testes uue fekit custu vene ad sca. Maria d'Usune, donnu juuanne de Thori, et donnu Mariane de Itii, e donnu Comita de Serra. Testes ".


L'undici marzo del 1553, in occasione di una delle sue visite pastorali, l'arcivescovo Salvatore Alepus si recava nella "villa" di Usini per amministrare la cresima, per portare a concordia le varie liti sorte tra gli usinesi, per esaminare i registri parrocchiali e compilare l'inventario dei beni appartenenti alla chiesa di Santa Maria.
Il documento cui facciamo riferimento è scritto in latino volgare, ne riportiamo la traduzione di alcuni brani:'

"In seguito visitò la chiesa maggiore del villaggio, volgarmente detta Santa Maria de Ena Frisca, sotto l'invocazione della Natività. E visitò l'altare maggiore della detta chiesa nel quale furono rinvenuti in sequenza: un'icona nuova, dipinta e scura, con la sua cornice di tela e con il suo tabernacolo...]
É stato dato ordine al curato del detto villaggio in modo che entro otto giorni si riporli il Santo Sacramento alla detta chiesa di Santa Maria e che entro detto termine si faccia una porta al tabernacolo dove prende posto il Santo Sacramento, con la serratura, e una serratura alla porta della sacrestia e una alla porta grande... "

Lo stesso giorno il reverendo don Augustino Zunquello visitò gli altari di Santa Lucia, della Vergine Maria, di Sant'Agostino, del Crocifisso e di San Sebastiano, e vi fece l'inventario degli oggetti sacri. Inoltre, alla presenza del nobile don Giacomo Manca e del predetto Augustino Zunquello, vennero portate a risoluzione alcune liti che avevano avuto come protagonisti alcuni personaggi usinesi. Tra questi Fiorentina Murru e la figlia Bastianella; Paolo e Geronimo Opia e Giovanni Barbariguino.
Due anni più tardi, i130 novembre del 1555, giungeva ad Usini il commissario apostolico Giovanni Pilo, delegato dall'arcivescovo Alepus per visitare gli altari della Vergine della Raccomandata e di Sant'Agostino nella chiesa di Santa Maria, la quale, a quel che si legge dalle carte del tempo, era la chiesa maggiore del villaggio8.
Tra gli antichi documenti conservati nell'Archivio Storico Diocesano di Sassari, giudichiamo interessanti alcune relazioni circa lo stato delle chiese di Usini, scritte negli anni 1826 e 1834 dal pievano don Antonio Francesco Solinas:

Dalle carte del 1826

"S'ignora l'anno dell'erezione della chiesa parrocchiale antica. Si suppone che sia stata, una volta, chiesa dei monaci vallambrosani. Il santo titolare era la Madonna de s'Ena Frisca la cui festa si celebra il giorno otto del mese di settembre. Questa chiesa si è determinata per servire in luogo di camposanto essendo adesso fuori di popolato.
Ogni lunedì della settimana si canta in essa la solita messa detta volgarmente di purgatorio, come anche tutte le messe cantate per i defunti. il giorno due novembre si fa in essa la solenne funzione per i morti.
In detta chiesa ci sono, oltre l'altare maggiore, sei cappelle. L'altare maggiore è ora dedicato alla Madonna del Rosario. Le cappelle alla parte del vangelo sono sotto l'invocazione: la prima di Sant Antonio di Padova, la seconda di Sant Antonio Abate, la terza senza. Alla parte dell'epistola, la prima è dedicata alla beata Rita da Cascia, la quale cappella è stata data ai confratelli di Santa Croce per celebrarvi i loro uffizi, la seconda è dedicata al Crocifisso, la terza a San Luigi.
Oltre queste cappelle evvi un oratorio interno che chiama-si la cappella di Purgatorio, nella quale si conservano le ossa dei defunti. In detta cappella non si celebra mai messa, ma solamente ogni lunedì s'entra processionalmente cantando il salmo Miserere con l'orazione "Vis qui sunt in cementherio".
Evvi nella chiesa una sacrestia, un cimitero ed un piccolo tratto di terreno che la circonda. (...]
Ci è la confraternita di Santa Croce il cui scopo ed instituto è di accedere alle funzioni parrocchiali ogni volta che il parroco lo giudichi espediente. Le funzioni che da loro si,fanno restringendosi: primo, alla festa di Santa Croce U giorno tre di maggio; secondo, il giorno  11 settembre l'Esaltazione.
Sono priore Sebastiano Buioní, sottopriore Gregorio Piras, i quali impieghi si rinnovano ogni anno (...] non. ci sono altre reliquie che il santo legno della croce il quale si espone il venerdì santo, il reliquario che suol portarsi processionalmente (...] il pavimento della vecchia parrocchia è di mattoni. In detta chiesa non ci sono sepolture., promiscuamente tutti si seppelliscono eccetto i sacerdoti i quali sono sepolti davanti la cappella dell'altare maggiore, i fanciulli si sepelliscono separatamente dagli adulti, nelle cappelle.
Nella detta parrocchia c'è il cimitero il quale non si sa chi l'abbia. benedetto. É chiuso e la chiave la conserva l'amministratore [ ...]gode la chiesa dello scudo della sepoltura  per gli adulti che si sepelliscono in essa e mezzo scudo per i bambini. Sono eccettuati i confratelli che a tenore della grazia ottenuta l'anno scorso 1825 si sepelliscono gratis... »

Dalle carte del 1834

"C'è la vecchia chiesa parrocchiale ove non ci sono che l'altare maggiore nel quale s'uffizia per i defunti e l'altare del Santissimo Crocifisso in cui si celebra la messa il giorno 3 di maggio, festa dell'invenzione della Croce, titolare della confraternita. Negli altri altari non si celebra (...] essendo a tal uopo destinata la vecchia chiesa parrocchiale nel cui altare maggiore si sepelliscono i sacerdoti, nel corpo della chiesa i secolari, nelle cappelle laterali i bambini.
Il cimitero è vicino alla vecchia chiesa parrocchiale, ben chiuso e murato la cui chiave conservasi nella sacrestia dall'economo... "

Nei primi anni del secolo scorso, precisamente il giorno 1 novembre del 1825, ultimata la costruzione della nuova chiesa, la statua della Madonna di s'Ena Frisca venne trasferita dalla vecchia alla nuova parrocchia con solenne processione. La vecchia chiesa di Santa Maria divenne allora sede della confraternita di Santa Croce, dalla quale prese l'attuale invocazione. Vi si continuò comunque ad officiare le messe per i defunti, visto che nei sotterranei9 e nell'area adiacente all'edificio religioso, trovava posto l'antico cimitero di Usini.

 

CHIESA DI SAN PIETRO
 

La chiesa di San Pietro di Usune è citata nei condaghi di San Pietro di Silki e San Nicolò di Trullas perle donazioni di terre e di servi che le furono fatte nel XII secolo.
In particolare, il doc. n. 431 del CSPS riferisce del lascito "dessu saltu d Arae" eseguito da "donnu Ithoccor de Thori" in favore delle chiese di Santa Maria e San Pietro di Usune.
Abbiamo anche già visto come il doc. n. 423 riporta come testimone di un'avvenuta donazione il prete di San Pietro di Usune "donnu Fìuratu Cathari".
Dal CSNT riprendiamo altri due atti di donazione:

"De Puzopaseris"
Posit inke donna Seguzana s'una parte de su saltu suo d'Uras et pro s'atera parte deibili I libra de argentu lavorata et meza et Iplaneta de ciclatone ke la dei a sanctu Petru d'Usune prossa anima sua e dessa mamma. Testes: prebiteru Dericor de Portu".

"De Usune"
Posit a sanctu Petru de Usune donna Seguthana VII Homines pro sa anima sua cando es morta. Testes. Comita de Thori maiore de Iscolca, Mariane d'enticla e su prebiteru Iohanne de Salvenor".


L'undici marzo del 15531a chiesa di San Pietro di Usini riceveva la visita pastorale dell'arcivescovo Alepus.
Traduciamo dal latino alcuni brani del documento originale che registra l'avvenimento.

"L'undicesimo giorno del mese di marzo dell'anno 1553 dalla natività del Signore, nella chiesa di San Pietro del villaggio di Usíni, il predetto reverendissimo Don Salvatore Alepus, arcivescovo turritano, visitò la chiesa parrocchiale di San Pietro del villaggio di Usini dove fu ricevuto decorosamente dai curati di quel villaggio cantando in processione l'inno "Veni Creator" con l'antifona "Pietro Apostolo" e con le solite orazioni.

Quindi visitò il Venerabile Sacramento del Sacrissimo Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, il quale fu ben conservato decorosamente dentro una custodia d'argento (...]
Inoltre visitò la fonte battesimale e ordinò che la si ponesse vicino al luogo dell'acqua santa, precisamente accanto alla grande lapide che era in detta chiesa. E non in quella che lì rimaneva che era molto piccola (...]
In seguito fece assoluzione dei defunti cantando l'antifona "Si Iniquitates" con il salmo "De Profundis "... "


Il 30 novembre 1555 giungeva nella chiesa di San Pietro la commissione apostolica guidata da don Giovanni Pilo, su delega dell'arcivescovo Alepus.
Nell'occasione veniva fatto l'inventario degli oggetti sacri, tra i quali, il Santo Sacramento, il suo tabernacolo e il libro dei battezzati. Infime, si fece la commemorazione dei defunti 13
Della chiesa di San Pietro di Usini non restano che alcuni riferimenti desumibili dalle fonti storiche. Invano sono stati ricercati i ruderi dell'edificio religioso. A nulla è valso il tentativo di certi studiosi che pensarono di localizzarne la primitiva posizione in luoghi distanti dal centro abitato di Usini.
La verità è un'altra: la chiesa di San Pietro è scomparsa per volere degli usinesi, i quali, nei primi anni dell'800, la distrussero, demolendola fin dalle fondamenta, in modo da lasciare il posto alla nuova chiesa di Santa Maria, principiata a costruire nel 1814 e terminata nel 1822.
Dalla relazione dell'anno 1834 del pievano Solinas si legge:

"La chiesa parrocchiale fu con l'autorità dell'illustrissimo penítenziere don Giuseppe Puliga, Vicario Capitolare, intrapresa a fabbricarsi dal defunto pievano teologo Francesco Sanna l'anno 1814 nel luogo ove esistevano due piccoli oratori, uno dedicato alla Madonna del Rosario, l'altro alla S. Croce, ambí per tal oggetto demoliti con la vendita di parecchi stabili appartenuti alla parrocchiale chiesa e fu ultimato il fabbricato l'anno 1822... "

I due piccoli oratori in questione dovevano far parte di un unico complesso religioso del quale si era forse già dimenticato il primitivo nome. Poiché il pievano Solinas, non citando espressamente la chiesa di San Pietro, non riesce ad avvalorare del tutto la nostra tesi, dobbiamo necessariamente rifarci ad un'altra fonte scritta, forse un pò meno "ecclesiastica" della precedente, ma senz'altro più chiarificatrice.
Si tratta di una poesia dialettale tissese, scritta intorno al 1815 dal poeta di Tissi Antonio Maria Scanu. Vogliamo proporvela integralmente:


 

  "De sa chéja `e Usini mi rio
Bolthas cantas bi 'enzo a bi passare.
Ca no iskho `e pínna no iskhrio
Ca in pabilu lu tia assentare,
M'a sseguru imbasciada lis imbio,
S'apo per chie, de bi lis mandare,
Ber'est ch'est taldhu... (mezus e no mai...)
E proite sa chèja lassan gai?
A Tissi, nd'imbièsin dybaratu
Fattende beffes de su campanile,
Nalzende ch'in carrela `e palattu
Bi tian fagher mandras e annile (s)
Per'a nois sa turre nos an fattu
Ei sa chéja issoro est à cuile,
E nd'at de campanile pes e teltha
Ei sa chèja issoro est iskhobeltha.
Mi torran a repiter de ch'est proa...
Ello, e prite mi dan tanta cumbatta?
Nelzan ch'an cominzadu chèja noa
Ma no si dían s'onore ch'est fatta!
Mesale bei cheret, punta e coa
E ca b'at pagu no bessin a patta,
Ne si diskhurran chi 1'an'accabbada
Proghì pius bi cheret chi no b'ada.
Issos naran ch'anfattu valentia
Però no l'an pro chèja cominzada.
Ch'aèren fattu cussu no creia
Ch'a mesos muros I'aèren lassada,
Ca tantos, e pur'eo, dtskhurria
Chi I'aèren finida e accabbada
Ma però si sa mente no m'inganna
Bi cheret muros, cobelthura e gianna.
Nàdemi si bos torrat a cuntrattu
O si su chi cant'eo est fahidade?
Fatt'azis unu mannu dybarattu
Pro `essire de cheja in zivilthade...
Sa chéja `e Santa Rughe azis íffattu
Chi nde causaiat piedade!
Ite dolu, ite làlthima, ite pena
Su ìdella a forràina piena!
E bois, Santu Pedru gloriosu,
De su chi bos an fattu a bond'ílthades?
Già no sezis pius meraculosu
S'est ch'in terras de mundu los lassades!
Proghì sezis guvaldhu e bisghonzosu
Ca sas domos anzenas infadades;
Ca 'ettadu bond'an s'abitassione
Sezis in dom'anzena e a pejone.
Pro una, duas chejas nd'an bettadu
Ei culth'una no est concruida;
Eo apo a mente mia althroligadu
Chi no det esser in sa nolthra vida,
Proghì s'an una cosa Ymmentigadu
Leare a su `inari sa medida.
No bi lis naro ca nd'apo isghonza
Ma cuss'è su pius chi bi bisonza (t).
Daghì tet esser fatta lis ten dare
«Med'annos chi nde fettan, a s'ypissa!»
Deus, vida chent'annos iis det dare
E s'an'a morrer senza b'ider missa,
Proghì chie 1'at bida cominzare
No la 'idet cumprida sa prommissa.
Chie tet bider sa cheia fatta in muros
Tet naskher in sos seculos venturos.
Finis - pro cuncruire ogni rejone
Pius chelzo de culthu fentomare
Ca si fit a nde fagher minzione
E cantu b'at ancora ite dittare!...
Lead'an tanta miza `e mattone (s)
A créntia, e ancora est a pagare...
E Usini est relthadu depidore
Sutta unu meskhante accriadore. "
 


Dalle ottave n. 5, 6 e 7 di questa divertente poesia si ricava chiaramente che gli usinesi, per costruire la nuova parrocchia, non solo demolirono la chiesa di San Pietro, il cui simulacro fu trasportato altrove, ma impoverirono notevolmente anche la chiesa di Santa Croce che fu privata degli addobbi e degli arredi sacri.
Nell'edificare la nuova chiesa il pievano Francesco Sanna risparmiò sui materiali di costruzione, riciclando i resti dell'edificio demolito, e, invece di procurarsi una nuova pila dell'acqua santa, riutilizzò, in parte, quella della distrutta chiesa di San Pietro, la quale è tuttora visibile all'ingresso della chiesa nuova di Santa Maria e presenta incisa, sul marmo che ne costituisce la base, la seguente iscrizione:

  1544 - HOC OPUS
FIERI FECIT
MATHEUS VARGIUS
PLEBANUS DE USINI
DE LARGARIA"
 
   


CHIESE DI SANTA MARIA DI MASCAR E DI SANT'ANDREA


Un'altra chiesa che vogliamo attribuire al territorio di Usini è la chiesa di Santa Maria di Nascar o Mascar, citata più volte dal Condaghe di San Pietro di Silkí18 e che doveva trovarsi annessa al villaggio scomparso di Mascar.
Con ogni probabilità fu edificata nella zona attualmente denominata Santa Maria che si trova nei pressi della stazione ferroviaria di Tissi-Usini, sulla riva sinistra del riu Mascarí e, quindi, in territorio usinese.
Oltre alla conservazione del toponimo, abbiamo anche l'esistenza di altre fonti di prova costituite dagli evidenti ruderi di antiche strutture e dal ritrovamento dei resti di una fonte battesimale, proveniente dalla predetta regione.
Scomparsa è anche la chiesa di Sant'Andrea che fu edificata sulla sommità dell'omonimo colle posto al confine tra i territori comunali di Usini e Tissi.
La chiesa di Sant'Andrea non è ricordata dalle fonti storiche, ma di essa rimangono, comunque, evidenti resti sul terreno, costituiti dai numerosi blocchi di pietra perfettamente squadrati che ne componevano la struttura.

 

CHIESA DI SAN GIORGIO DI OLEASTRETO


Tra le chiese di Usini quella di San Giorgio di Oleastreto è indubbiamente la più importante e la più ricca di storia.
Il Boscolo20 la vuole costruita per volere del giudice di Torres Costantino II, il cui regno principiò nel 1191 ed ebbe termine nel 1198.
La notizia è per noi priva di credibilità in quanto sì hanno precisi riferimenti storici della nostra chiesa in tempi precedenti la carica di Costantino.
Infatti, il primo documento che riguarda San Giorgio di Oleastreto è del 113521. In quell'anno l'arcivescovo di Pisa Uberto intervenne come legato pontificio al sinodo di Ardara, tenutosi per risolvere le controversie sorte tra i canonici dì Torres e il monastero di Montecassino. Dalle fonti scritte si ricava che la chiesa di San Giorgio pagava al Capitolo turritano lo stesso censo versato dalla chiesa di San Nicola di Sassari.
Nel 1176, l'arcivescovo di Torres Alberto fece donazione della chiesa di San Giorgio di Oleastreto all'ospedale pisano di Stagno, in occasione di una visita dell'arcivescovo di Pisa Villano, al fine di continuare le buone relazioni esistenti tra Pisa e il giudicato di Torres. La chiesa di San Giorgio veniva donata con le sue pertinenze, ovvero le terre, vigne, boschi, servi e ancelle, animali ed armenti. Alberto si riservava però i diritti parrocchiali della chiesa ed il censo di una líbbra d'argento da utilizzarsi in occasione della venuta di altri legati pontifici nel Logudoro o di una sua partenza per il
continente.
Da una pergamena del 31 ottobre 1250 dell'archivio di Stato di Pisa, conosciamo il censo annuale che la chiesa di San Giorgio di Oleastreto versava all'arcivescovo di Torres: 9 lire e 12 soldi di genovini minuti.
Da allora le sorti della nostra chiesa furono legate a quelle dell'ospedale di Stagno fino al 1259, quando la chiesa venne assegnata al monastero di Tutti i Santi di Pisa, all'ordine di San Damiano, donata con le sue pertinenze dal Papa Alessandro IV24.
Da un documento redatto i124 agosto 1322 nella chiesa di Tutti i Santi di Pisa, si viene a conoscenza che donna Andrea di Casa Neri, badessa del convento di Tutti i Santi e signora dell'ospedale di San Leonardo di Stagno, cedeva in locazione le chiese di San Giorgio di Oleastreto e di San Leonardo di Bosue25, della diocesi di Torres, a Guantino Pala di Sassari, per tre anni a partire dalla festa di San Michele del mese di settembre dello stesso anno 1322, al prezzo di 180 fiorini d'oro l'anno26;
Dalle carte dei manoscritti Baille della biblioteca universitaria di Cagliari, si ha notizia di un atto stipulato a Pisa i122 agosto 1341: Ricuccio, sindaco e procuratore del monastero di Tutti i Santi e dell'ospedale pisano di San Leonardo di Stagno, concedeva in locazione a Vanni Pighinelli e a suo figlio Giacomo le chiese di San Leonardo di Bosue e di San Giorgio di Oleastreto per otto anni, a cominciare dalla festa di San Michele, per la somma di 200 fiorini
d'oro l'anno27.
Sempre dai manoscritti Baille apprendiamo che i122 settembre del 1342 il Vanni Pighinelli chiedeva la revisione del contratto registrato l'anno prima, e, sette giorni dopo, si lamentava che, giunto in Sardegna per prendere possesso dei nuovi beni, aveva trovato la maggior parte delle terre occupate da altre persone con le quali era stato impossibile discutere28.
Una pergamena dell'archivio di Stato di Pisa riferisce che i131 dicembre 1362 Simona Belluca, badessa del monastero di Tutti i Santi di Pisa, concedeva in locazione a Giovanni del fu Catello di Sassari, tutte le case, terre e mulini di San Leonardo di Bosue e di San Giorgio di Oleastreto per la somma di trenta fiorini d'oro l'anno per un periodo di cinque anni.
Negli ultimi anni del XV secolo le monache di San Damiano di Pisa presero la regola francescana e si trasferirono nel convento di San Vito sulla riva destra dell'Arno, da dove, nel 1552, si spostarono per stabilirsi definitivamente nel monastero di San Lorenzo alle Rivolte dove abitarono fino alla loro soppressione avvenuta nel 1808.
Da un documento dei manoscritti Baille, redatto in lingua catalana i113 marzo 1568 ad Alghero, si legge di un atto di locazione eseguito a nome delle suore del convento di San Lorenzo alle Rivolte di Pisa, in favore di Girolamo Araolla per le terre appartenenti a San Leonardo di Bosue, al prezzo di 29 fiorini d'oro italiani l'anno per cinque anni3o.
I15 maggio 1570 il viceré Aragall, venuto a Sassari, pronunziò una sentenza condannando gli eredi Solinas a cedere in favore del dotto Girolamo Araolla i terreni di San Leonardo di Bosue e di San Giorgio di Oleastreto, già appartenenti al monastero pisano di San Lorenzo alle Rivolte31.
La chiesa di San Giorgio diede il titolo alla contea che venne istituita dal Re di Spagna Filippo N, in data 21 aprile 1643, in favore di don Antonio Manca De Homedes, conte di San Giorgio.
Dall'archivio di Stato di Pisa, un doc. redatto a Roma il 17 novembre 164532, descrive i confini delle terre annesse alla chiesa di San Giorgio di Oleastreto e appartenenti alle monache di San Lorenzo, che, in quegli anni, avevano come affittuari i Manca De Homedes. Tra i nomi delle località menzionate nel suddetto documento, figura quello di Baingiu Era che risulta essere proprio quella regione nella quale si trovano oggi i resti della chiesa di San
Giorgio.

Intorno alla metà del secolo scorso la chiesa era ancora officiata, come si rileva chiaramente dalle pagine di padre Vittorio Angius:

"Nella campagna alla parte di ponente - maestro a distanza di miglia 3,12 prossimamente alla confluenza del rio d'Uri e di quello di Mascarí col fiume torritano sorge l'antichissima chiesa di S. Georgio, la quale diede il titolo alla baronia.
La festa del Santo si faceva a spese del feudatario per cura del fattore baronale, il quale seguito dalle cavallerie di Tissi ed Usini, che componevano il feudo, portavasi alla detta chiesa per gli offici del vespro e pe' mattutini in mezzo a gran concorso di popolo de' due paesi e delle regioni vicine. Cessata la giurisdizione del barone per l'abolizione del sistema feudale, la cavalleria armata cessò di andare, ma continuò il solito concorso de' divoti e di quelli che vogliono fare una partita di ricreazione... "

Dai manoscritti del pievano Solinas35

"Nel distretto Parrocchiale non vi è verun benefizio, né cappellania. Ci è la chiesa di San Giorgio, distante quattro miglia circa da Usini. Vi si celebra la festa nei primi di maggio dall'íllustrissimo Duca di Vall Ambrosa, il quale l'ha per titolare suo essendo Conte di San Giorgio... "

La chiesa romanica di San Giorgio di Oleastreto completamente abbandonata e dimenticata, si trova oggi allo stato di rudere. Circa sessanta anni fa avvenne il crollo della copertura, agli inizi degli anni '70 la facciata rovinò in una sola notte. Attualmente altri crolli interessano la parte dell'abside e il muro laterale sinistro. I suoi resti sono visibili in regione Baingiu Era, poco distante dai ruderi del ponte romano di San Giorgio e, come scrisse padre Angius, proprio nei pressi della confluenza tra il fiume Mascari, il riu Mannu e il riu Carrabusu (rio d'Uri).
 

 

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Ultimo aggiornamento: 17-11-07