Periodo giudicale

04-11-12

Home
Su
Periodo prenuragico
Periodo nuragico
Le grotte naturali
Periodo  romano
Periodo giudicale
Le Chiese
Periodo spagnolo
La rivolta antifeudale
Il Vestiario Popolare
Il banditismo
Usini nel XIX secolo

 

 

L'ETÀ GIUDICALE

 

  • Carta medioevale della Sardegna di F.C. Casula

  • Carta medioevale del Logudoro di Vincenzo Dessì

  • Carta del Logudoro tardo-medioevale (secoli XI-XIV) di G.F. Orlandi

  • Album fotografico dell'età giudicale
     

 

Sotto la sovranità dell'impero romano d'oriente la Sardegna conobbe un lungo periodo di crisi economico-sociale; le attività commerciali, ormai prive del diretto controllo dell'autorità di Bisanzio, subirono un declino irreversibile. Ci fu un vistoso calo delle produzioni cerealicole, e le inarrestabili incursioni arabe sulla fascia costiera determinarono una notevole riduzione dei traffici marittimi e del movimento dei mercati delle città portuali. Centri importanti come Bithia. Nora, Sulci, Tharros e Turris Líbisonis vennero gradualmente abbandonati. Di conseguenza, si ebbe un intenso movimento migratorio verso le zone rurali dell'entroterra. Questo complesso processo di ruralizzazione delle aree interne portò alla nascita di un alto numero di villaggi, la cui localizzazìone fu favorita dalla presenza di terreni coltivabili o adatti alla pastori­aa. A ciò si aggiunse, più tardi, il forte richiamo esercitato dall'at­tività dei monaci benedettini che, attirati nell'isola dai giudici sardi, si diedero un gran da fare per cristianizzare il popolo indigeno costruendo ovunque monasteri, chiese e cappelle rurali. La maggior parte dei nuovi insediamenti nacque nel periodo a cavallo tra la dominazione bizantina e l'inizio dell'età giudicale. L'assoluta mancanza di fonti scritte non permette di valutare a pieno la portata del fenomeno, ma è probabilmente in questo periodo che si deve collocare la nascita del primo nucleo abitativo, sviluppatosi in seguito nel villaggio di Usini.

Quando nei primi anni del secolo XI le fonti storiche risorgono dall’ assoluto silenzio e riprendono a trattare di cose sarde, troviamo l’isola già divisa in quattro stati indipendenti chiamati giudicati: Cagliari, Arborea, Logudoro e Gallura. Questi erano costituiti dai vasti entroterra delle quattro città storiche della Sardegna: Carales, Tharros, Turris e Civita.

Ogni giudicato veniva retto da un giudice che, nell'ambito della giurisdizione, esercitava i poteri militari e quelli legati all'amministrazione della giustizia. Ogni giudice aveva al suo seguito una vera e propria corte, costituita dai componenti della sua famiglia. Tra questi, spiccavano per importanza i fratelli e i figli del giudice che avevano il titolo di donnikellos. Gli altri membri della famiglia venivano chiamati donnu.

La società giudicale si articolava in quattro classi: il ceto dei maiores era formato dall'alto clero e dai grandi proprietari terrieri; tra i liveros si distinguevano i medi proprietari di terre e bestiame, gli artigiani e i militari; i pauperos erano agricoltori che lavoravano il fundamentu, costituito dalle terre comuni; infine i servos, che non avevano diritti giuridici ma vivevano ugualmente accomunati ai liberi nell'ambito di ogni villaggio.

Per attuare un controllo capillare del territorio del suo regno, il giudice, si serviva dell'operato di una serie di funzionari. (curatores, maíores, armentari) che si occupavano delle rendite fiscali e dell'am­ministrazione della giustizia nelle singole ville.

Ogni giudicato, a sua volta, si suddivideva in un. certo numero di distretti amministrativi chiamati curatorie, facenti capo ognuno ad una villa principale dalla quale prendevano spesso il nome.

Il giudicato di Torres enumerava le seguenti curatorie: Coguinas, Nurcara, Romania, Nurra, Nulauro, Planargia, Monteacuto. Montes, Montiferro, Figulinas, Cabuabbas, Fluminaria, Coros, Oppia, Mejulogu, Marghine, Goceano, Dori, Costavalle.

Il villaggio di Usini era compreso nella curatoria di Coros, così chiamata per via dell'antico centro fondato dai popoli coracensi in epoca romana. Questa vasta regione, altrimenti detta Campulongu, comprendeva pressapoco gli attuali territori comunali di Usini, Ittiri, Uri, Tissi e Ossi e confinava con le curatorie di Nulauro, Cabuabbas, Romania, Figulinas e Fluminaria.

Alla Curatoria di Coros apparteneva un elevato numero di villaggi, molti dei quali sono ormai scomparsi. Solo per alcuni di essi è stato possibile accertarne il sito originario di fondazione, grazie ad un'accurata ricerca condotta sui toponimi delle regioni interessate, che talvolta conservano il primitivo nome, senza però tralasciare l'esame delle tracce e dei resti rimasti sul terreno.

Altri abitati sono sopravvissuti ed esistono tuttora.

 

CURATORIA DI COROS

PROPOSTA DI LOCALIZZAZIONE DEI SEGUENTI VILLAGGI

                             

Arave: scomparso, reg. Santa Caterina e reg. S flltaruzzu, tra Usini e Uri.

Altasar: scomparso, agro di Ittiti.

Banios o Bangius: scomparso, reg. Banzos, agro di Uri.

Bultaina o Curatyna: scomparso, non localizzato. 

Campulongu: scomparso, non localizzato. 

Canneddu o Canneto: scomparso, reg. Cannedu, agro di Ittiti. 

Cleu: scomparso, non localizzato. 

Cuga o Thuca: scomparso, reg. lago di Cuga, agro di Uri.

Giunchi: scomparso, di incerta localizzazione.

Ircidelator: scomparso, non localizzato.

Ittiri:Ittiri.

Biosevi: scomparso, reg. Gíusei, agro di Uri.

Liessi: scomparso, non localizzato.

Loddaoro o Lodai: scomparso, non localizzato.

Manu o Manuscolca: scomparso, non localizzato. Manstoles: scomparso, non localizzato.

Mascara scomparso, reg. Santa Maria di Mascari, agro di Usini. Maurulis: scomparso, non localizzato.

Novale: scomparso, reg. San Giovanni di Noele, agro di Ossi.

Oltatzori o Olsazaris: scomparso, non localizzato.

Ossi: Ossi.

Paulis: scomparso, reg. N.S. di Paulis, agro di Uri.

San Giorgio di Oleastreto: scomparso, reg. San Giorgio, agro di Usini.

Sarli : scomparso, non localizzato

Tintas o Linthas: scomparso, di incerta localizzazione.

Tissi: Tissi.

Torricla.: scomparso, reg. Torrija, agro di Usini.

Turighe o Turriguis: scomparso, reg. Turighe , agro di Ittiri.  Tartana: scomparso, non localizzato. 

Uras: scomparso, reg. Uras, agro di Uri. - Uri: Uri.

Usune: Usini.

Vindiguinoris o Vindigumor: scomparso, non localizzato. - Zucca: scomparso, non localizzato.

Trovandoci nell'impossibilità di stabilire con certezza l'attribuzione territoriale di ciascuno dei predetti villaggi scomparsi e non ancora localizzati, ci limiteremo al fare alcune considerazioni sopra i centri che invece, a parere di diversi studiosi, sarebbero da collocare tra gli attuali confini amministrativi di Usini

ARAVE

 Tra i contratti di vendita e gli atti di donazione di appezzamenti di terreno contenuti nelle carte del Condaghe di San Pietro di Silki , si leggono i documenti n. 5, 7, 13, 19, 379, 412 e 431 che riguardano "su salto de Arave".

In particolare, vengono riportati i toponimi delle località che segnavano i confini di quella regione. Da questi ultimi si riesce a localizzare "su salto de Arane" in prossimità delle regioni che oggi vengono comunemente denominate Santa Caterina e S'Altaruzzu, rispettivamente in territorio di Usini e di Uri, trovandosi la prima sulla riva destra e la seconda sulla riva sinistra del rio Mannu.

É da tenere presente che i saltus erano delle zone boschive, e visto che nel cartulario di Silki non vi è alcuna menzione del villaggio o dei suoi abitanti, siamo propensi a credere che Arave non fosse un centro abitato come suppose il Dessì, bensì soltanto il nome di una campagna.

 KERKI

 Tra i vari studiosi occupatisi della localizzazione del villaggio scomparso di Kerki, solo Angela Terrosu Asole propone come sito originario la regione di Chercos, posta in territorio di Usini a circa 4 Km. nord-ovest dall'abitato. Unitamente ad altri storici che pongono il centro nei pressi di Portotorres, neanche noi ci troviamo d'accordo con l'ipotesi della Terrosu Asole. La zona di Chercos è infatti completamente priva di tracce sul terreno che possano riferirsi a resti di villaggi scomparsi.

 SAN GIORGIO DI OLEASTRETO

 Probabilmente un modestissimo villaggio, sorto in funzione religiosa doveva trovarsi, nel medioevo, costruito nei pressi della chiesa romanica di San Giorgio, i cui ruderi si ergono ancora in regione Baingiu Era, vicino al punto di confluenza dei fiumi Mannu e Mascari.

Per convalidare le nostre ipotesi, abbiamo il rinvenimento in zona di tracce di strutture murarie e resti di materiale ceramico. É possibile che le case sorte a San Giorgio fossero abitate dalle stesse monache dell'ospedale pisano di Stagno, antiche proprietarie della chiesa.

 MASCAR

 Contrariamente alle ipotesi fatte da alcuni studiosi, ci sentiamo in diritto di proporre, la localizzazione del villaggio di Mascar sulla sponda sinistra del fiume Mascari e, quindi, in territorio di Usini.

La nostra tesi non è suggerita soltanto da questioni di cam­panilismo, ma, piuttosto, ha il suffragio di alcuni elementi certi. Innanzitutto il toponimo della regione interessata, che conserva ancora il nome di Santa Maria, perché sotto quell'invocazione fu edificata la chiesa di Santa Maria di Mascar10 che doveva essere annessa al villaggio. Inoltre, è certo il rinvenimento nella zona di resti ceramici e parti di strutture murarie evidenti tracce dell'esi­stenza di un antico centro abitato.

 TORRICLA

 Alcuni storici hanno pensato di localizzare il villaggio scomparso di Torricla nell'attuale regione denominata Torrija, posta ad appena 2 Km, in direzione nord-ovest, dall'abitato di Usini. 'La conservazione del toponimo non è però del tutto sufficiente per convalidare la tesi. L'attenta indagine sul terreno, operata dal Gruppo Culturale Usinese, non ha dato gli esiti sperati, non permet­tendo il benché minimo ritrovamento di resti di manufatti o altro, che potessero riferirsi a tracce di insediamenti scomparsi.

In verità constatiamo che il nome di Torricla compare più volte nel Condaghe di San Pietro di Siiki, nelle cui carte sono anche citati tali Gunnari, Petru e Barusone Punga, come abitanti di quel villag­gio La nostra opinione è che un modestissimo nucleo abitativo sia sorto in quella zona nell'alto medioevo, subito scomparve, e i suoi resti furono inesorabilmente cancellati dal tempo e dalla continua trasformazione dei campi.

Come si desume dal doc, n. 413 del Condaghe di San Pietro di Siilo, nei pressi di Torrida si snodava la via Grekisca o bia de grecos, che doveva costituire una diramazione dell'arteria princi­pale della viabilità sarda in età romana, cioè la strada che andava da Carales a Turris Libisonis, il cui percorso è stato ripreso in gran parte dalla odierna "Carlo Felice".

Nella ricostruzione che ne ha fatto il Dessì, il tracciato della via Grekisca aveva inizio proprio a Torricla.

 USUNE

 Le più antiche fonti scritte nelle quali compaiono le prime notizie riferibili al villaggio di Usìnì, sono di natura religiosa e si trovano contenute nelle carte dei condaghi di San Pietro di Sílki (CSPS), e di San Nicolò di 7Yullas (CSNT).

Il CSPS è un codice redatto nei secoli XII e XIII dalle monache del monastero di San Pietro di Sitki. Le carte, scritte in sardo antico, contengono una serie di atti che documentano i movimenti patrimoniali del convento e un insieme di piccole testimonianze sulla vita del tempo. Alcuni di questi documenti riguardano più direttamente il villaggio di Usini, le sue chiese, i suoi preti, i suoi abitanti. Altre notizie riferiscono di personaggi appartenenti a centri vicini e comunque relativi all'attuale territorio comunale usinese.

In particolare, tra le prime carte del CSPS si legge la cronaca di una lite accesasi tra Massimilla, badessa del convento di Silki e l'arcivescovo Athu per il possesso della chiesa di San Giovanni di Usune..

Il CSPS ci fornisce altre preziose notizie: nelle sue pagine si leggono numerose testimonianze di lasciti di beni immobili, operati da privati, e destinati alle chiese usinesi. In particolare, i fogli segnati dai numeri 418, 419, 431, 435 e 436, riportano una serie di atti di donazione di lotti di terreno eseguiti in favore della chiesa di Santa Maria di Usune. Altri fogli riportano semplici atti di acquisto come il doc. n. 368 che riportiamo fedelmente:

 CONPORU

 

Conporaitili Gosantine de Monte Sendevi armentariu in Usune,
 a Comita de Natas sa terra sua de Uresa, ki fuit intro dessa
 dome­
stica nostra de sca. Maria, et deimusuili una uacca.
Testes, Petru de Uarru, su thiu
dessa muliere, et Petru Pinna.

 

Da quest'ultimo documento si ricava che anche Usini, al pari delle altre ville, aveva il suo "armentariu", ovvero Vamministratore del patrimonio fiscale del villaggio.

Numerosi sono i personaggi usinesi del XII secolo che venivano chiamati a testimoniare nelle varie dispute riportate nel condaghe. Si conoscono così "Petru de Uarru" (doc. n. 102), "Dorgotori de Roma, connatu de Petru de Uarru e Justa sa sorre" (doc. n. 133), "Ithoccor dElthen" (doc. n. 197), "Donnu Petru de Athen" (doc. n. 394) e "su preiteru Donnu Furatu Cathari" (doc. n. 423); quest'ultimo era il parroco della chiesa di San Pietro di Usune 18.

Il doc. n. 243, che appartiene alla parte più antica del condaghe, ci riferisce di una lite discussasi nella chiesa di San Giorgio di Oleastreto, nel doc. n. 3 figura un certo 'Barusone Punga su de Torricla", nel doc. n. 96 "Gunnari de Torricla.", nel doc. n. 109 "Petru de Torrí.cla".

Importante per la nostra ricerca è anche il CSNT, una raccolta di documenti del tempo redatti anch'essi in sardo antico dai monaci del Monastero di San Nicolò di Trulln s(presso Semestene), dal 1113 fino alla prima metà del XIII secolo.

Dal CSNT traiamo alcune notizie di donazioni fatte in favore della chiesa di San Pietro di Usune e ancora nomi di altri personaggi usinesi del tempo: "Petru de Barre su d'Usune", "suprebiteruDerricor d'Usune" e, infine, 'Yzoccor de Zori, maiore de Iscolca de Usune" 19. Il "maiore de iscolca" era, nell'ambito della villa, l'addetto all'ammi­nistrazione della giustizia ed aveva funzioni di polizia.

 

USINI



Se si volesse tentare di stabilire l'esatta etimologia del termine "Usini", potrebbe passare per significativa l'analisi della parola fatta da Iosto Miglior20: Usini deriverebbe, con l'aferesi della "e", dal greco euxénos oppure dal latino euxinus. Il significato è sempre lo stesso: paese ospitale.
In verità il sito nel quale si ebbe la nascita del primo nucleo abitativo usinese fu definito «amenissimo» da padre Angius trovandosi «in un seno tra due colline poco elevate per le quali è alquanto riparato da' venti» zi.
Probabilmente furono la fertilità dei terreni e la notevole quantità di acque sorgive a costituire forte richiamo per i fondatori del villaggio, tanto che, in antico, il luogo prescelto doveva davvero presentarsi ricco di ospitalità.
Esiste però la probabilità che il villaggio di Usini non sia sorto dal nulla. Si hanno, infatti, precise testimonianze archeologiche che documentano la preesistenza di insediamenti umani proprio nella zona dove nacque il più antico rione del paese, quello di Corrau. Ci riferiamo, in particolare, ad alcuni raschiatoi in selce dei quali uno a becco, una punta di lancia ed una lama - coltello, pure in selce ed un probabile picco da scavo di inconfondibile età prenuragica, ritrovati nei pressi del lavatoio detto Su Trogliu Ezzu. Dallo stesso sito provengono, inoltre, alcuni frammenti ceramici di bollitoi medio-nuragici e altri resti di manufatti prodotti in età romana. Tra questi ultimi sono comprese ceramiche nere repubblicane e anse, fondi di vasi ed embrici di età imperiale.
I ritrovamenti di SuTYogliu Ezzu dimostrano inequivocabilrriente la continuità del primitivo insediamento, le cui modalità di crescita e di sviluppo sono da collegare a tutto l'insieme di stanziamenti preistorici e protostorici sorti nel territorio.
 

 

Home | Periodo prenuragico | Periodo nuragico | Le grotte naturali | Periodo  romano | Periodo giudicale | Le Chiese | Periodo spagnolo | La rivolta antifeudale | Il Vestiario Popolare | Il banditismo | Usini nel XIX secolo

Ultimo aggiornamento: 17-11-07