Periodo nuragico

04-11-12

Home
Su
Periodo prenuragico
Periodo nuragico
Le grotte naturali
Periodo  romano
Periodo giudicale
Le Chiese
Periodo spagnolo
La rivolta antifeudale
Il Vestiario Popolare
Il banditismo
Usini nel XIX secolo

 

 

LA CIVILTA' DEI NURAGHI

 

 

Le modalità che presiedono alla nascita e allo sviluppo della civiltà nuragica, sono legate ad una serie di precisi indizi che documentano in Sardegna le premesse necessarie per un lento e graduale passaggio dall'eneolitico all'età del bronzo.

Ma se pure nelle costruzioni megalitiche (protonuraghi, fortificazioni) e nell'architettura legata all'ideologia funeraria (dolmens, domus de janas a prospetto architettonico) pare travisare una sorta di continuità tra il vecchio e il nuovo mondo, con 1'età dei nuraghi le culture protosarde raggiunsero livelli altissimi di civiltà, tanto da meritare il suddetto appellativo forse più di altre popolazioni preistoriche a loro contemporanee.

Comunque, se il nuraghe è da considerarsi come monumento simbolo dell'antico popolo sardo, gli studi più recenti hanno portato alla scoperta di una grande varietà di elementi che ci permettono di definire un più vasto quadro delle manifestazioni culturali prodotte da questa civiltà: la piccola ma splendida statuaria in bronzo, le forme ceramiche finemente decorate, 1'architettura delle monumentali tombe di giganti e degli altri luoghi di culto legati alla religione delle acque (fonti e pozzi sacri), sono tutte valide testimonianze che hanno regalato alla Sardegna dell' età del bronzo e più tardi del ferro, una cultura propria con basi talmente radicate che, per secoli, ha mantenuto le sue caratteristiche originali, fino alle prime colonizzazione fenicie, in seguito puniche, ed ancora oltre il 238 a.C., data ufficiale dell'occupazione romana della Sardegna.

I NURAGHI

A differenza dell'età prenuragica, in questa fase della preistoria sarda, appare subito, rivelata dalle statuette di bronzo e, soprattutto, dall'architettura legata alla costruzione dei nuraghi, una nuova esigenza primaria che, al di là dei problemi annessi alla lavorazione dei campi e del pascolo del bestiame, oltreché all'estrazione dei metalli proveniente dai ricchi giacimenti, assunse un ruolo determinante per 1'esistenza stessa del popolo dei nuraghi: 1'esigenza del difendersi. Ma più che da improbabili o sporadici attacchi effettuati da genti d'oltre mare, la difesa doveva essere organizzata all'indirizzo di possibili offensive portate da popolazioni nuragiche confinanti, per questioni di egemonia territoriale.

L'idea messa nella costruzione dei nuraghi appare concepita proprio in funzione di queste nuove esigenze. Si tratta di costruzioni megalitiche subaeree di forma troncoconica, realizzate mediante la sovrapposizione di grossi blocchi di pietra rozzi o parzialmente squadrati, disposti in circolo, in modo da formare pareti inclinate e chiuse, nella parte superiore, da una falsa volta detta tholos.

All'interno del nuraghe si hanno, quindi, dei vani circolari che possono essere disposti su uno o più piani, serviti a loro volta da una scala in pietra di forma elicoidale che, ricavata. nello spessore delle mura, gira intorno alle camere interne.

L'ipotesi più accreditata. è quella che vuole attribuire alla torre nuragica una doppia funzione: dimora del principe e della sua famiglia, e fortezza inespugnabile, preposta alla difesa del villaggio e del territorio circostante, a garantire la sicurezza nei vicini pascoli, probabilmente messi in pericolo dall'attacco di popoli rivali e confinanti.

IL NURAGHE DI MONTE UNTURZU

Il tipo più antico e più semplice di nuraghe è quello cosiddetto monotorre. In seguito, in una fase più avanzata della civiltà nuragica, alla torre singola o mastio vennero affiancate altre strutture minori, aggiunte secondo varie tipologie costruttive.

Si contano nell'isola circa 7.000 esemplari di torre nuragica. Nessuna di queste presenta però, ancora integro, il terrazzo sporgente provvisto di merlatura che doveva essere ricavato nella parte più alta del monumento, la cui esistenza in antico e documentata. grazie ad alcuni modellini di nuraghe, in pietra e in bronzo, venuti alla luce in occasione di scavi archeologici.

Diventa difficile, a questo punto, formulare una valida teoria a proposito della scarsità di monumenti nuragici rilevata nei territori dei comuni di Usini e di Tissi, a differenza dei centri limitrofi dove, invece, nuraghi e tombe di giganti sono presenti in gran numero. Così, se da una parte si può ipotizzare che le opere di bonifica agraria realizzate anni orsono nelle campagne usinesi e tissesi, abbiano portato alla quasi totale distruzione del patrimonio archeologico un tempo più consistente, non è neppure da scartare 1'ipotesi che vuole attribuire ai suddetti territori un sistema difensivo assolutamente naturale, costruito dai due fiumi, il rio Mannu e il rio Mascari, che quasi per intero cingono 1' "isola" di Tissi e Usini, e la cui portata d'acqua doveva essere talmente cospicua da ostacolare notevolmente, anche per la supposta mancanza di ponti, un qualsiasi passaggio e quindi una possibile invasione.

Detto questo, appare doveroso soffermarci sulle poche ma significative testimonianze riferibili all'età nuragica che interessano il territorio di Usini.

Due sono i nuraghi. Il primo, inedito, e purtroppo ridotto allo stato di rudere, trovasi in regione Monte Unturzu, non distante d a linea ferroviaria che va da Sassari ad Alghero e che corre, in quel tratto, parallela al rio Mascari.

Il monumento nuragico, di struttura monotorre, ha la volta completamente distrutta. e dimostra un'altezza residua di soli due metri nella parte più alta, presenta 1'ingresso rivolto a est ed è cronologicamente attribuibile alla Fase II del Lilliu ( 1.500-1.200 a.C.).

 

  • il nuraghe di Monte Unturzu

IL NURAGHE DI PIANU 'E FILIGHE

Il secondo nuraghe è visitabile in località. Pianu 'e Filighe. Non sottoposto a vincolo dalla soprintendenza archeologica, il monumento è tuttavia riportato sulle carte dell'I.G.M. ed è attribuibile ad una fase successiva dell'età. nuragica (fase III del Lilliu, 1.500-1.200 a.C.) per il fatto che strutturalmente si presenta come un nuraghe complesso ad addizione laterale, dove, accanto alla torre principale situata in posizione centrale rispetto al complesso, sono aggiunte altre due torri più piccole disposte lateralmente al mastio. Ridotto ormai allo stato di rudere, il nuraghe di Pianu 'e Filighe è anch'esso privo della volta ed è semisepolto dal terriccio, dai massi di crollo e dalla folta vegetazione, tanto che 1'ingresso, pure rivolto ad est, è riconoscibile solo grazie all'architrave che ancora si può intravedere tra le rovine .

Menzioniamo, infine, un terzo nuraghe che, seguendo i confini amministrativi, appartiene al territorio di Tissi, ma, in senso geografico e archeologico, rientra nel campo di ricerca relativo al territorio usinese. Il monumento in questione è sito in località. Sant'Andrea, proprio sulla sommità. del colle omonimo e, in verità, si presenta ormai quasi totalmente distrutto ed è individuabile soltanto per il cerchio perimetrale di grandi blocchi di pietra che ne costituiva la base.

Il rudere di Sant'Andrea documenta, comunque, il periodo nuragico in una zona che, come abbiamo visto in precedenza, ha conosciuto stanziamenti eneolitici di cultura Monte Claro.

Ma altro si può ancora dire sull'età. del primo bronzo in Sardegna se ci rifacciamo ai monumenti di arte funeraria che, presumibilmente, furono costruiti entro un arco cronologico di circa trecento anni, distinto dalle manifestazioni materiali prodotte dalle genti di cultura Bonnanaro e che il Lilliu fa rientrare nella I fase della sua suddivisione ( 1.800-1. 500 a.C. ) .Si tratta, ancora una volta, di domus de janas, ovvero di ipogei funerari artificialmente ricavati nella roccia, ma, questa volta, presentanti una caratteristica comune che sembra precedere 1'idea messa nella costruzione delle tombe di giganti: una particolare stele trapezoidale scolpita sulla facciata della tomba, al di sopra del portello d'ingresso.

  • il nuraghe di Pianu 'e Filighe

     

LE DOMUS A PROSPETTO ARCHITETTONICO

In agro di Usini esistono almeno nove domus de janas con facciata a stele. Tra queste, la meglio conservata appare senza dubbio quella di Chercos, dove è possibile ammirare, incisi sulle pareti interne, un gran numero di graffiti rupestri dei quali è però dubbia 1'attribuzione cronologica. Bello è però il prospetto, con la stele in buono stato di conservazione ricavata sopra un motivo quadrangolare, sempre scolpito sulla roccia.

Un'altra tomba a prospetto architettonico che riveste notevole interesse è la domus II di S'Iscia, 'e Sas Piras. La sua facciata è in parte erosa dall'azione degli agenti atmosferici, tuttavia, nella sua porzione centrale, si nota, seppure molto deteriorata, la stele caratteristical4. L'ipogeo in questione fu scoperto e interamente scavato nel 1966, grazie ad una segnalazione fatta alla Soprintendenza Archeologica. Lo scavo della domus :permise di riportare alla luce numerosi frammenti di materiale osseo umano riferibili ad almeno quattordici individui di età. e sesso differenti. Fu inoltre ritrovato lo scheletro quasi completo di un individuo di sesso femminile sepolto in epoche relativamente recenti, a dimostrare la continuità. nei secoli dell'uso delle tombe ipogeiche. Fu inoltre rinvenuto, ancora integro, il corredo funerario, consistente in alcune ciotole, vari tegami, strumenti d'uso in selce e in bronzo. Furono rinvenuti anche resti di paleofauna (frammenti ossei di bos taurus, canis familiaris, ovis e vulpes ichnusae). Con 1'esame dei resti scheletrici si riuscì a scoprire che i valori staturali medi degli uomini di S'Iscia. 'e Sas Piras superavano in assoluto tutti quegli altri, relativi all'età nuragica, che fino ad allora erano stati oggetto di studio.

Proseguendo nella nostra ricerca, nonostante 1'esigua quantità di monumenti nuragici rilevata, possiamo ugualmente attestare per il territorio usinese una serie notevole di ritrovamenti di ceramiche e bronzetti apparentemente non associati a strutture e provenienti da vaste regioni dove è spesso dimostrata 1a continuità degli stanziamenti in epoche successive. Pertanto, sulla base delle ricerche effettuate dal Gruppo Culturale Usinese, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Sassari, possiamo affermare che belle ceramiche e un ripostiglio di bronzi dell'età del ferro provengono da S Adde 'e S'Ulumu; un elemento di collana in scisto, forse di cultura Bonnanaro, è stato rinvenuto all'interno della domus II di S'Elighe Entosu; frammenti di bollitoi medio-nuragici sono stati riportati alla luce nell'abitato di Usini; ancora bollitoi e grossi ziri da Su Rinatolu e da Monte Ozzastru; grandi asce di bronzo e ceramiche nuragiche da Sa Longhera; bollitoi con anse a gomito rovescio da Sas Giorras; infine, una quantità notevole di frammenti di ceramica medio-nuragica proviene dalle regioni Pianu 'e Rughes e San Giorgio.

  • la domus di Chercos

  • la domus di Tomestighes

 

 

Home | Periodo prenuragico | Periodo nuragico | Le grotte naturali | Periodo  romano | Periodo giudicale | Le Chiese | Periodo spagnolo | La rivolta antifeudale | Il Vestiario Popolare | Il banditismo | Usini nel XIX secolo

Ultimo aggiornamento: 04-11-12